MORIRE NELL'800

Morire non è cosa da tutti. Si muore una volta sola e quando lo si fa, lo si fa per bene!

Più o meno questo doveva essere il modo di vedere le cose della media e alta borghesia nell'800. La fine della vita era una tappa importante da pianificare bene: avrebbe tramandato la propria immagine di se ai posteri, proiettando la proria effige e la propria tomba verso l'eternita.

Ci si pianificava passo passo: il proprio testamento, designando coloro che sarebbero stati eredi dei nostri eredi dei nostri averi e curatori delle nostre "povere spoglie mortali"; successivamente si sceglieva a quale confraternita affidare parte del proprio patrimonio per avere in cambio una sepoltura nella cappella della stessa confraternita e la salvezza dell'anima grazie al rilascio di un'apposita indulgenza firmata alla sottoscrizione del contratto di adesione. Tale stato di cose fece sì che fino a tutto il XIX secolo il potere economico in mano ai parroci fosse talmente elevato da avere potere decisionale sui riti funebri: un funerale officiato al di fuori della parrocchia doveva essere seriamente motivato e poteva tenersi solo dopo il pagamento di un gravoso indennizzo.

Contemporaneamente, per permettere una degna sepoltura ai non abbienti, sorse la Compagnia della Buona morte, che aveva come impegno morale il fine di dare sepoltura anche ai non abbienti con rito cristiano ed un degno riposo eterno in terreno consacrato.

Ma leggiamo una cronaca dell'epoca per meglio cogliere lo spirito degli accadimenti.

MORTORIO E FUNERALE
Affinchè non sembri esagerato quello che diciamo nel testo sulla spesa di cinquanta scudi per una sepoltura, trascriviamo qui uno di que' conti dettagliati che fanno i parrochi di Roma in simili circostanze. Prima però osserviamo, che nel linguaggio di Roma una cosa è mortorio, altra cosa è funerale. Il mortorio consiste nell'accompagno del cadavere dalla casa alla chiesa, ed in tutte le funzioni che si fanno, esso presente, fino alla sepoltura: il funerale poi consiste in messe cantate, uffizi, ed altre funzioni che si fanno per un morto non presente il suo cadavere. Osserviamo inoltre che ne' mortori in Roma si usa fare una processione composta di confraternite in sacco, frati e preti, e torcie di cera accese; e prima di condurlo alla chiesa si fa fare alla processione un giro più o meno lungo, da convenirsi con la famiglia, secondo che il mortorio è più o meno solenne. I mortori assai ricchi si fanno nelle prime ore della notte, ed allora tutte le tasse sono addoppiate, ed è stile che la processione di notte passi per il Corso. Nei mortori decenti ma senza sfarzo, non s'invitano confraternite, che costano molto, ma i frati soltanto ed i preti. Ecco dunque il conto, fatto in scudi romani e baiocchi.

Ora per la intelligenza de' nostri lettori, daremo la spiegazione di queste partite della bottega romana.
Curato compagno e croce baiocchi 40. Il parroco, che in Roma è chiamato volgarmente curato, non va se non che nei mortori i più ricchi, ciononostante prende il suo diritto di accompagnatura in baiocchi 20: il compagno è il sub viceparroco che prende baiocchi 10: il chierico che porta la croce prende pure baiocchi 10.

Emolumenti e guida 1, 45: questa partita appartiene al capo beccamorti della parrocchia: 1. 40 per emolumenti, vale a dire invece di scarpe e cappello che prendeva sul cadavere colui che lo seppelliva: e baiocchi 5 per guida: il capo beccamorti procede avanti la processione per indicare la via, portando in mano il mazzetto del parroco, di cui appresso.Frati numeno 60, scudi 3.1 frati che vanno ad accompagnare i cadaveri ricevono baiocchi 5 per ciascuno oltre la candela: i preti ricevono baiocchi 10: ma qui bisogna avvertire che vanno alla associazione de' cadaveri, vestiti da preti, e pagati come preti, molti e molti laici.
La partita, sepoltura alla Reverenda Camera Apostolica sembrerà a molti una partita oscura: ecco che cosa essa è. La Bev. Camera Apostolica, ovvero sia la finanza pontificia paga le spese del campo santo; per rimborsarsi ha messo una imposta di scudi 1 e baiocchi 50 sopra ogni cadavere, che i parrochi debbono esigere e versare ogni mese nelle mani dell' esattore. Questa tassa dà il diritto al cadavere di essere gettato in uno dei pozzi comuni, chiamati sepolture. Se poi volete che vi si cavi una fossa particolare, oltre la solita tassa, si devono pagare dieci scudi, e trenta scudi circa dovete pagare al muratore del cimiterio per cavare la fossa, e murare il cadavere in essa: lavoro che un altro muratore farebbe per dieci scudi; ma il muratore del cimiterio ha comperata la sua privativa.
Portatori e incassatura se. 1, 10. Quattro beccamorti coperti di un sacco nero di canevaccio portano sulle spalle il cadavere dalla casa alla chiesa, ed hanno venti baioccchi per ciascuno : questi sono i portatori. Prima di andare a levare dalla casa il cadavere, il beccamorti lo mette nella cassa, e prende per ciò baiocchi trenta: ecco la incassatura.

Alzatura scudi tre. Giunto in chiesa il cadavere, si pone il cataletto sopra due banchetti coperti con carte nere sopra le quali sono dipinti degli scheletri: in terra all'intorno si mettono due giri di carte nere con teschi dipinti: poi si pongono de' candelabri di ferro: questo è quello che si chiama alzatura: la più semplice costa 3 scudi, ma ve ne sono fino di dieci scudi.

Guardia di notte scudo uno 1.11 cadavere si porta in chiesa la sera prima del calar del sole (se per avventura suona l'ave maria prima che il cadavere entri in chiesa, bisogna che gli eredi paghino una multa al Camarlingo del clero) : la mattina dopo, si dicono le messe ed il cadavere resta in Chiesa.

Si suppone che un individuo vegli il cadavere la notte, e si paga per queil ' individuo uno scudo, ed una libbra di cera: nessuno però fa la guardia; ma il parroco ciononostante prende lo scudo e la libbra di cera. Se un laico facesse tal cosa, sarebbe un ladro; ma per un prete vi è un' altra morale.

La partita del suono di campane va parimenti alla chiesa: sono i monelli che le suonano per divertimento, ed il parroco intasca il denaro. Prima della messa cantata alcuni preti vanno a borbottare l'ufficio de' morti: saranno sette o otto, e ricevono baiocchi dieci per ciascuno: il resto lo prende il parroco. Il parroco canta la messa, paga due cantori, diacono e suddiacono, in tutto baiocchi quaranta, ed il resto lo prende per sè. Sulle messe basse il parroco non prende nulla.

Ora spieghiamo il conto della cera.

Le torcie sono candele a quattro stoppini che si portano accese per la strada attorno al cadavere. In chiesa si smorzano e divengono proprietà del parroco. I fiaccolotti sono candele ad un solo stoppino che ardono in chiesa attorno al cadavere sui candelabri di ferro, nella mattina fino a che dura l'ufficiatura : esse devono essere dello stesso peso delle torcie, e due di più in numero. Finita l'ufficiatura appar tengono al parroco.

Sull'altare maggiore ardono sei candele, e due sopra ogni altare: i residui appartengono al parroco o alla chiesa secondo le convenzioni fra il parroco ed essa chiesa. La candela della guardia va tutta intera al parroco. Il mazzetto è composto di una candela di una libbra, e due candele di 2 oncie almeno, legate insieme, che vanno al parroco personalmente. Per dodici preti sono messe in nota 16 candele, perchè una di esse va al viceparroco, una al chierico che porta la croce, e due alla sagrestia. Le candele de' preti e de' frati ed il mazzetto, non si accendono, ma le intascano intere. Per l'assoluzione si pagano venti candele. Finita la messa cantata il parroco accompagnato da alcuni preti va a recitare alcune preci, chiamate assoluzione, sul cadavere: ogni prete ha una candela accesa: saranno sette o otto: ciascuno di essi intasca la sua, il residuo delle venti appartiene al parroco.
Da qui apparisce con quanta ragione il parroco diceva a quella vedova « Assicuratevi che conoscendo le vostre circostanze, ho fatto tutta la economia possibile! ».

IL BECCAMORTI
In Roma è costume di aprire interamente, le finestre della camera nella quale è un morto. Quindi accade che quando è gravemente malata una persona bricca, la mattina di buon'ora si vedono passeggiare per la via beccamorti, preti di vettura, e provveditori per vedere se la finestra è aperta, com'essi dicono; cioè se il malato è morto. Quando i beccamorti vedono la finestra aperta, si fregano le mani, e vanno a bere l'acquavite rallegrandosi del prossimo guadagno, e facendo i loro conti sul quanto gli toccherà. 
Ma cosa sono i preti di vettura? Sono preti infelici senza beneficio, senza patrimonio, che scendono dalle provinole nella capitale per guadagnarsi da vivere con le funzioni di prete. Sono assai male vestiti, luridi, miseiabili, ubbriaconi per lo più, e compagni de'beccamorti. Cotesti preti si raunano in alcune piazze, come piazza Co lonna, piazza di Campo di fiori e simili, ad aspettare il loro sensale.

Il sensale è uno di loro, il più antico per lo più, ed il più pratico: questi gira per le sagrestie all' avvicinarsi delle feste, ed il sagrestano commette al sensale di trovargli tanti preti per dire la messa nel tal giorno, nelle ore ch'egli determina; si stabilisce il prezzo di ogni messa col sensale, il quale prende l'impegno di servire il sagrestano. Allora egli fissa quel numero di preti, e sopra ognuno di essi prende una quota proporzionata al prezzo della messa. Quando vi sono de' ricchi moribondi, i preti sensali sono avvisati dal beccamorti; ed appena vedono la finestra aperta, corrono alla sagrestia della parrocchia, ed aspettanochesivadaa combinare perii mortorio:

allorailsagrestano ordina al sensale tanti preti per l'associazione del cadavere, e tanti per le messe. I preti che vanno alla associazione invitati dalsensale, debbono rilasciare a costui la candela in prezzo della senseria, e accontentarsi di prendere per loro solo il denaro: quelli invitati per la messa, devono rilasciare al sensale una quota secondo che il prezzo della messa è maggiore o minore.

Da qui vengono que' contratti scandalosissimi fra sagrestani e sensali di preti. Il sagrestano per esempio per le messe in un giorno di festa offre tre paoli; il sensale dice che per quel giorno ha molte richieste, che non può mandarne a meno di sei paoli, e qualche volta bisogna anche pagarle uno scudo. Questo mercato in Roma è conosciutissimo, ma i superiori lo tollerano.

Ecco poi cosa sono i provveditori. Ogni confraternita, ed in Roma ve ne sono tante, va ad associare i cadaveri : e questo è uno de 'migliori introiti di parecchie confraternite. In esse vi è la carica di un provveditore de' morti, il quale deve cercare le associazioni, e contrattarne il prezzo: e siccome bene spesso sono invitate due o più confraternite a scelta dell' erede; così i provveditori fanno a gara per essere i primi, e per offerire i servigi della loro arciconfraternita a prezzi migliori de' loro competitori. I confratelli che vanno alla associazione de' cadaveri sono vestiti di sacco, col cappuccio sulla faccia, per non essere conosciuti: ognuno di essi riceve per sè due candele, ed i graduati tre o quattro secondo il loro grado.

L’INDULGENZA
Alcuni de' nostri lettori non pratici molto di materie ecclesiastiche, ameranno avere la spiegazione di questi articoli della Curia romana: eccola brevemente. L'indulgenza plenaria consiste nella totale remissione di tutte le pene temporali che s'incorrono per lo peccato : inguisachè colui che ha acquistata una indulgenza plenaria, se muore non tocca le pene del purgatorio. Questa indulgenza plenaria o è reale, o locale, o personale: la reale è quando essa è attaccata ad un'opera; per esempio, facendo la tale opera si acquista la indulgenza plenaria: la locale quando è attaccata ad un luogo, ad una chiesa, ad un altare, ad una immagine, ad una corona ec.: la personale quando è attaccata ad una persona, o ad un ceto di persone. Vi è poi la indulgenza plenaria in forma di giubbileo, che è qualche cosa di più: vale a dire che per quella indulgenza, colui che la gode può scegliersi il confessore. Ma si dirà: E che non è sempre in facoltà di tutti lo scegliersi il confessore? No, rispondiamo: i frati e le monache non possono sceglierlo se non nel tempo del giubbileo, ed in una indulgenza plenaria in forma di giubbileo. Inoltre i laici stessi se hanno de' casi riservati, non possono essere assoluti che da'penitenzieri: ma avendo la indulgenza plenaria in forma di giubbileo qualunque confessore può assolverli. Di più in questo caso può essere assoluto dalla osservanza de' voti semplici, commutandoli in altra opera più facile.
Le indulgenze parziali poi sono indulgenze che rimettono un determinato tempo della pena dovuta al peccato: di queste ve ne sono alcune che arrivano ad ottantami l'anni. In qualche caso le une e le altre sono applicabili alle anime del purgatorio; ed allora quando si applica una indulgenza plenaria ad un' anima del purgatorio, essa subito esce da quelle fiamme: se la indulgenza è parziale, le sono risparmiati tanti anni di purgatorio, quanti sono gli anni della indulgenza; e tutto ciò per pochi paoli: e poi si dica che la religione romana non è comoda!

Le benedizioni in articulo mortis sono quelle che si danno a' moribondi con indulgenza plenaria. Per concessione di Papa Benedetto XIV tutti i parrochi hanno tale facoltà ; più per concessione di altri Papi la hanno i Domenicani, i Carmelitani, i Serviti, ed altri Ordini religiosi. Anzi per dare cotale benedizione con indulgenza plenaria non è neppure necessario esser prete. Sisto V ha accordato il privilegio (non mai revocato) ai laici professi de' Chierici regolari ministri degl' infermi, di dare la benedizione con l'indulgenza plenaria in articulo mortis. Gli altri preti o frati che non la hanno se la procurano alla S. Congregazione delle indulgenze.
Se si facesse un semplice calcolo delie indulgenze e degli altari privilegiati, ne risulterebbe che non solo da lungo tempo il purgatorio dovrebbe essere chiuso; ma che la Chiesa romana avrebbe una vistosissima partita di credito con Dio, la quale partita aumenta ogni giorno. Vedi il nostro trattato sul purgatorio.

IL MORTORIO
Fare un bel mortorio è un punto di onore in Roma: per cui in quel momento le famiglie fanno qualunque sacrificio. Si vanno ad impegnare gli ori e le argenterie, si fa un debito coll' usuraio; ma si vuol fare un mortorio conveniente.

Però se si trova un parroco che faccia il mortorio per essere pagato dopo, non è pagato più, ammenochè non faccia una lite: quindi non vi è esempio che si vada ad associare un cadavere senza che il parroco sia stato pagato anticipatamente.

È una necessità morale in Roma fare un bel mortorio ad un parente. I preti han saputo trovare tutti i modi per trarre di tasca i denari ai loro parrocchiani. Per i restii han fatto una legge, ed è lo Statuto del clero, ed i tribunali su quella legge condannano coloro che non vogliono fare il mortorio, o lo vogliono fare miserabile. Per i devoti han lasciato nel catechismo il quinto comandamento della Chiesa che dice: « Ricordati di pagare le decime:» e siccome decime propriamente dette non ve ne sono in Roma; così i preti dicono ed insegnano, che i mortorii sono in luogo di decime. Per i non tanto devoti, che sono la gran maggioranza, i preti han fatto del mortorio più o meno sfarzoso un punto di onore. Guai se una famiglia non facesse un mortorio più che decente; si direbbe che sono gente senza cuore e senza onore; che han fatto seppellire il morto come un cane. Così per evitare la critica del mondo, ognuno si sforza, e molti fanno debiti per fare un bel mortorio.

IL SEPPELLIMENTO AL CAMPOSANTO

Per chi non sapesse come fino al 1847 si seppellivano i morti in Roma, lo diremo in questa nota.

Vi è in Roma un cemeterio presso la basilica di S Lorenzo circa un miglio fuori della città. Ma quel cemeterio è per i non privilegiati: i cardinali non vi vanno, i frati e le monache neppure; i nobili hanno tutti la sepoltura gentilizia in qualche Chiesa, e tutti costoro sono sepolti nelle chiese.

Il cemeterio è formato di larghe fosse o camere sotterranee: si apre la bocca di una di queste fosse profonde, e si gettano in essa i cadaveri alla rinfusa: poi si mette sopra una pietra quadrata e così si seppelliscono i cadaveri nella santa città.

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